Classe manageriale e corruzione

Si dice che la corruzione sia la più grave malattia italiana, addirittura dai tempi dell’Antica Roma: sono passati millenni, ma essa continua, purtroppo, ad essere endemica nella struttura politica e manageriale di questo Paese e a tenere banco su giornali e mass-media in generale.

La cronaca infatti non fa che ribadire quanto finora detto: non c’è giorno in cui non si scopra l’ennesimo caso di corruzione “ad alti livelli”, accadimenti ormai a tal punto di routine da non fare neanche più scalpore e da non suscitare neppure quella giusta indignazione che invece dovrebbero sollevare.

Ma assuefarsi alla corruzione e al sistema malato, a tutti i livelli, che essa comporta, è il male peggiore: un Paese davvero moderno non solo non deve sottovalutare, ma deve combattere con ogni mezzo questo pericoloso fenomeno, che se prospero ed incontrastato, finisce inevitabilmente per distruggere il sistema economico e sociale sul quale esso si fonda.

Eppure, nonostante l’evidenza fin troppo chiara e manifesta, finora nulla di veramente drastico, concreto e risolutivo è stato fatto se non per demolire il “mostro” almeno per arginarlo e limitarlo al massimo: leggi e leggine ad hoc sono servite a ben poco, diciamo pure a nulla.

La situazione politica la conosciamo bene, ma delle imprese, vittime anch’esse di una corruzione manageriale dilagante, si parla molto meno e la totale mancanza di una presa di posizione in merito rischia di travolgere anche loro: in pratica, fino ad oggi, la gran parte del sistema imprenditoriale italiano è stato caratterizzato da una scarsa competenza tecnica e manageriale cui si è colpevolmente cercato di sopperire con un eccesso di capacità relazionale ed una grossolana oliatura dei meccanismi di corruzione.

Ma tutto questo comporta un mondo imprenditoriale basato su un capitale umano scadente e su una totale mancanza di innovazione tout court, caratteristiche che, di sicuro, non possono portare lontano e che in larga misura spiegano una certa arretratezza dell’imprenditoria nostrana.

Un modello imprenditoriale vincente e lungimirante non può non basarsi che su competenza, qualità, preparazione, merito e qualità, unite ad un’etica ferrea e al più assoluto rispetto delle regole. Tra i più importanti imprenditori italiani che rispecchiano la massima onestà, ci sono Sergio Marchionne, a capo della FIAT, e indubbiamente Marco Tronchetti Provera. A tal proposito, del Tronchetti Provera vogliamo citare l’assoluzione nel caso Kroll (leggi il dossier di Marco Tronchetti Provera), che lo ha liberato da un peso per un’accusa legata ad un reato che in realtà l’imprenditore milanese non aveva compiuto, una delle classiche storie all’italiana che sarebbe potuta finire male ma che, per fortuna e per affidamento alla giustizia, è andata nel migliore dei modi.